Welfare Index: le Aziende che sperimentano il Welfare Aziendale ottengono Ottimi Risultati in termini di Crescita, Produttività e Fatturato.

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Commento alla survey “Welfare Index” di Generali Italia.

Autore: Francesco Iasi

 

Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma il primo rapporto Welfare Index sulle Piccole e medi imprese (PMI), promosso da Generali Italia, Confindustria e Confagricoltura.

Il campione era costituito da 2140 aziende.  

Un dato interessante, emerso da questa ricerca, è rappresentato dalle motivazioni che le aziende hanno dichiarato essere alla base dello sviluppo di un piano welfare: 

  • fidelizzazione delle figure qualificate; 
  • aumento della produttività; 
  • cura dell’immagine e della reputazione aziendale; 
  • rispetto del principio della sostenibilità. 

Fanalino di coda in questa classifica lo rappresentano: il contenimento del costo del lavoro; l’ottenimento dei vantaggi fiscali. Alla luce di questi risultati si può provare ad ipotizzare una prima conclusione: il welfare aziendale viene oggi inteso dalle parti sociali come uno strumento contrattuale (e retributivo). Nelle relazioni sindacali assume, e probabilmente assumerà, un ruolo sempre più centrale. L’aspetto forse maggiormente interessante evidenziato da questo studio riguarda il livello di diffusione degli interventi di welfare aziendale, dove la fanno da padrone la formazione, il sostegno economico ai dipendenti e la previdenza integrativa. Mentre, solo il 4,9% delle imprese intervistate ha dichiarato di sviluppare interventi di conciliazione vita-lavoro. Un dato che a nostro modo di vedere deve far riflettere. Gli interventi di conciliazione vita-lavoro possono comportare un costo mediamente inferiore per le imprese rispetto ad esempio al sostegno economico, o addirittura possono essere implementati a costo zero (si pensi alla flessibilità di orario in ingresso e uscita). E soprattutto gli interventi che facilitano e agevolano la conciliazione della vita lavorativa con la vita famigliare, sono molto apprezzati dai dipendenti, che ne hanno un valore percepito di gran lunga superiore al loro reale costo d’implementazione. Sicuramente è un dato che ha margini di miglioramento notevoli, sul quale le imprese devono riflettere per capirne le reali potenzialità (diminuzione delle assenze; maggiore soddisfazione dei dipendenti; maggiore produttività), anche alla luce delle novità introdotte dalla Legge di stabilità per il 2016 sul welfare aziendale (i decreti attuativi saranno pubblicati nei prossimi giorni), e grazie allo smart working (il Ddl è stato da poco approvato).

 

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