Lo Smart Working o Lavoro Agile aumenta la Produttività delle Aziende?

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Testo tratto dal Blog di Marina Carotenuto

 

Lavorare da casa invece che in ufficio può aumentare la Produttività delle Aziende? Secondo il 50% delle grandi aziende, che sta già sperimentando il lavoro agile, sì.

 

Ma che cos’è lo Smart Working o il Lavoro Agile?

La relazione introduttiva al disegno di legge sulle nuove misure per il lavoro autonomo che contiene nella seconda parte le norme sul lavoro agile definisce il lavoro agile una «modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro». Il testo ne detta anche i confini: il lavoro agile è quel lavoro che può essere svolto in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, seguendo però gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevede l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali aziendali.

 

Trattamento economico dello Smart Working

Il disegno di legge stabilisce che il lavoratore abbia il diritto di ricevere un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le stesse mansioni all’interno dell’azienda. Inoltre, gli incentivi di carattere fiscale e contributivo (ad esempio i premi) riconosciuti in caso di incremento di produttività ed efficienza del lavoro sono applicabili anche ai lavoratori “agili”.

 

I dati dello Smart Working

Ventisette miliardi in più di produttività e dieci miliardi in meno di costi fissi, questi i dati positivi del tanto chiacchierato “lavoro agile”o smart working. Dall’indagine dell’Osservatorio ad hoc della School of Management del Politecnico di Milano, negli ultimi due anni gli italiani che lavorano da casa pare siano cresciuti vistosamente.

Nel 2014 solo l’8% delle grandi imprese utilizzava lo smart working e nel 2015 la percentuale è nettamente cresciuta, raggiungendo quota 17%.  In salita anche l’interesse per il coworking, con già 349 spazi presenti nello stivale, ai quali si aggiunge il 14% di grandi imprese che si apprestano ad avviare progetti di lavoro decentrato e un altro 17% che ha avviato iniziative puntuali di flessibilità solo per particolari profili, ruoli o esigenze delle persone.

Delle 250 imprese-campione, quasi una grande impresa su due, quindi, sta andando verso questo nuovo, comodo e intelligente approccio all’organizzazione del lavoro. In base alle esperienze internazionali, pare che l’adozione di forme di lavoro flessibile porti a consistenti aumenti in termini di produttività, con picchi che raggiungono il 35-40% nelle grandi aziende e una consistente e positiva diminuizione della percentuale degli assenteismi (-63%). Il lavoro “smart” è ufficialmente pronto a sbarcare in Italia.

Nonostante le comodità, lo smart working non sarà considerato lavoro di serie B. La normativa prevede, infatti, condizioni molto simili a chi il lavoro lo fa da una postazione tradizionale e quindi in ufficio. La nuova legge prevede che il dipendente possa lavorare fuori dai locali aziendali “per un orario medio annuale inferiore al 50% dell’orario di lavoro normale, se non diversamente pattuito”, senza l’obbligo di avere una postazione fissa.

 

Tablet e smartphone,  due strumenti indispensabili per lo Smart Working

Nonostante Pc portatili, tablet o smartphone siano già più che presenti nel 91% delle grandi imprese e nel 49% delle PMI, mentre social network, chat, conference call e documenti condivisi risultano attualmente attivi nel 77% dei grandi gruppi contro il 34% dei piccoli, secondo i dati Doxa solo il 5% delle PMI ha già avviato un concreto progetto strutturato di smart working, il 9% ha introdotto solo in maniera informale logiche di flessibilità e autonomia e oltre una PMI su due non conosce ancora questo approccio d’avanguardia o addirittura non si dichiara interessata. I principali limiti sono da atttribuire all’incompletezza della digitalizzazione dei processi aziendali (57%), alla scarsa efficacia nella comunicazione e collaborazione virtuale (47%) e alle difficoltà nell’ assicurare lo stesso livello di performance dei sistemi anche al di fuori della sede aziendale (41%).

 

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