No Conciliazione? No Fertility!


No Conciliazione? No Fertility!

fertility day

Il tema del Fertility Day ha suscitato molte reazioni nell’opinione pubblica. È un tema di un’importanza tale da meritare una riflessione seria e pacata. Lavorando da oltre dieci anni sulle politiche di conciliazione vita-lavoro con le aziende e con gli enti pubblici vogliamo fornirvi il nostro punto di vista sull’argomento, supportato anche dall’orientamento della Commissione Europea, per dimostrare come questo non sia solo un problema di tipo demografico e dunque non risolvibile con una mera campagna di diffusione e comunicazione pro fertilità.

 

Sicuramente la denatalità è un problema che affligge il nostro Paese: in Italia nascono sempre meno bambini – negli ultimi 5 anni sono stati 64.000 in meno rispetto ai cinque precedenti – e nel 2015 la media è stata di 1,35 figli per donna, mentre ne occorrerebbero circa 2 per garantire il ricambio generazionale (http://www.alessandrorosina.it/rassegna-stampa/fertility-day-perche-grande-occasione-mancata). Tralasciando le conseguenze economiche e sociali che questo potrà comportare (basti pensare alla tenuta del sistema pensionistico), vogliamo focalizzare questo nostro contributo su alcuni dei principali motivi che a nostro avviso spiegano questo fenomeno negativo

 

Nel nostro Paese l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro ha comportato una diminuzione delle nascite. Questa conseguenza è dovuta anche al fatto che l’Italia ha un modello di welfare state tipico dei Paese Mediterranei dove i servizi per l’infanzia non sono sviluppati (basti pensare al problema degli asili nido), il trasferimento di risorse viene preferito all’erogazione dei servizi e la famiglia è il primo ammortizzatore sociale. Possiamo affermarlo: nel nostro Paese le donne sono da sempre uno strumento di “politica sociale informale”.  Dunque la scelta inderogabile per le donne è stata spesso (ed è tutt’ora): lavoro o famiglia.

 

Al contrario i paesi del Nord Europa sono riusciti ad uscire da questa contraddizione e per loro, in pochi anni, la relazione tra donna-madre-lavoratrice ha lasciato il posto al concetto di: coppia che lavora = coppia con figli. Semplicemente perché hanno consentito alle coppie di organizzare la loro vita famigliare con quella lavorativa, con misure concrete sia a livello di servizi pubblici, di politiche fiscali (pagando meno tasse) e di soluzioni sul luogo di lavoro che, oltre al risultato suddetto, hanno portato le famiglie nord europee ad avere mediamente più figli rispetto a quelle dei paesi mediterranei.

 

Come si evince da questa breve analisi una delle ragioni della denatalità nel nostro Paese si può spiegare attraverso il suo modello di welfare state, un modello consapevole e da anni perpetrato. Per tale motivo come dicevamo, quello della fertilità/natalità non è solo un problema demografico, bensì sociale ed economico che si può quindi tentare di risolvere attraverso l’azione degli attori che determinano oggi le politiche sociali, in particolar modo quelli del Secondo Welfare: imprese (soprattutto), organizzazioni sindacali ed enti locali. Sono soprattutto la promozione in azienda di politiche di conciliazione vita-lavoro, l’implementazione di orari flessibili, lo smart working, il sostegno economico per le spese per la cura dei minori e per l’istruzione che possono aiutare le coppie a contemperare il ruolo di lavoratore con quello di genitore favorendo così un incremento del tasso di occupazione femminile, correlato, a sua volta, nei paesi del Nord Europa, a un incremento delle nascite.

Questa nostra opinione, oltre ad essere supportata dalla nostra esperienza decennale sul campo, trova credito anche nel parere della Commissione Europea che nella road map sulla maternità del 2015 dice chiaramente che per rispondere ai problemi della natalità e dell’invecchiamento della popolazione, che in diversa misura stanno interessando tutta l’Europa, è necessario, oltre che migliorare l’accessibilità ai servizi, anche innovare i modi di lavorare che non possono essere basati sul solo criterio dell'onnipresenza fisica dei lavoratori in azienda

(http://ec.europa.eu/smart-regulation/roadmaps/docs/2015_just_012_new_initiative_replacing_maternity_leave_directive_en.pdf).

 

In conclusione possiamo affermare che il problema della denatalità è un problema articolato e come tale richiede soluzioni complesse che possono andare, come suggerisce l’Unione Europea, dall'incremento e miglioramento dei servizi per l'infanzia all'aumento degli investimenti nelle politiche sociali, dalle politiche fiscali per agevolare le famiglie con figli a quelle per agevolare le aziende family firendly e socialmente virtuose. Ma ciò che sicuramente non ci si può esimere dal fare oggi è intervenire sui meccanismi che governano l'organizzazione e le relazioni di lavoro: dalla regolazione fiscale alle promozione di nuove soluzioni organizzative. Da questo punto di vista è da encomiare quanto promosso da Legislatore sia relativamente al welfare aziendale (con l’ultima Legge di stabilità), sia per ciò che riguarda il Disegno di Legge sullo Smart Working che ci auguriamo possa presto concludere il suo iter parlamentare.

Solo rendendo conveniente e sostenibile partecipare al mercato del lavoro, così come solo rendendo conveniente e sostenibile fare figli, convinceremo gli uomini e le donne italiane a orientare diversamente le loro scelte di vita.

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