Smart Working e Produttività

Scopriamo come lo Smart Working possa influire sulla Produttività dei propri dipendenti


smart working lavoro da casa

Per il nostro Paese, da oltre dieci anni, uno dei principali problemi dal punto di vista economico-industriale è la difficoltà a crescere in termini di produttività. In molti tra studiosi, rappresentanti delle associazioni di categoria e dei sindacati si sono pronunciati in merito, ma in realtà essendo un problema complesso non è facilmente risolvibile. Questo però non vuol dire che non vi siano (già oggi) delle nuove strategie, o nuovi strumenti in grado di risolvere almeno in parte questo problema.

Per confermare quanto appena detto vogliamo proporvi i risultati di uno studio condotto da docenti di Stanford che si sono chiesti se smart working e produttività possano essere considerati in un rapporto consequenziale tra loro.

I risultati evidenziati sono molto interessanti e aiutano a comprendere come nel futuro prossimo potrebbero aprirsi, sempre più, nuovi scenari rispetto all’organizzazione del lavoro inimmaginabili solo qualche anno fa.

 

Lo Studio

Lo smart working è una modalità che i lavoratori più produttivi preferiscono, rispetto a coloro che hanno mediamente risultati inferiori: in altre parole, serve a trattenere e motivare le migliori risorse.

Questa, in estrema sintesi, una conclusione di uno studio pratico, condotto da docenti di Stanford, pubblicato su Harvard Business Review. 

Lo studio è stato condotto su Ctrip, la più grande agenzia di viaggi della Cina.

Il management voleva introdurre il telelavoro (per risparmiare sui costi, e per ridurre il turnover).

Ma la preoccupazione era: lo smart working avrà un impatto negativo sulla produttività? 

Per saperlo, viene condotto un test di 9 mesi, in cui 255 volontari lavorano da casa, e altrettanti, il gruppo di controllo, continuano invece a lavorare da ufficio. Le condizioni di lavoro dei due gruppi sono in tutto e per tutto identiche, fatto salvo il luogo. L’azienda (e il tipo di lavoro, un call center), permettono una valutazione molto precisa del tempo lavorato e dei risultati ottenuti.

I risultati:

  1. gli “home-workers” fanno registrare performance migliori del 13%. Lavorano per più minuti per turno, perché fanno meno pause e meno giorni di malattia. E sono più produttivi perché, raccontano nelle survey, si trovano in un ambiente più tranquillo.
  2. le performance del gruppo di controllo non cambiano, in meglio né in peggio.
  3. il tasso di turnover registra un netto calo per i telelavoratori rispetto al gruppo di controllo. Chi lavora da casa dice di essere maggiormente soddisfatto, e meno stressato.

Terminato l’esperimento con questi risultati, per il management di Ctrip è facile decidere di allargare la policy all’intera azienda. 

La sorpresa arriva quando ai due gruppi della sperimentazione viene chiesto se vogliono “cambiare idea”: metà del gruppo dei telelavoratori chiede di tornare in ufficio. E tre quarti del gruppo di controllo (inizialmente, anche loro avevano dichiarato la loro volontà di lavorare da casa), decide di rimanere in ufficio.

Secondo i ricercatori, questo evidenzia che non sono chiari, né ai lavoratori né ai manager, gli effetti positivi di queste policy, fino a che non vengono sperimentate in modo concreto.  E spiega anche perché, normalmente, sono pratiche di lenta adozione.

Nel momento in cui l’azienda decide di allargare a tutti la possibilità di scegliere il lavoro da casa, si registra questo:i lavoratori più produttivi scelgono generalmente il telelavoro, i meno produttivi l’ufficio. Il commento dei ricercatori è un po’ secco: “I più distratti tendono a essere preoccupati dalle conseguenze di stare seduti tutto il giorno accanto al frigo e alla televisione – i peggiori nemici del lavoro da casa”.

 

Secondo questo importante studio dunque lo smart working può contribuire ad aumentare la produttività dei dipendenti. Con questo non si vuole affermare che il problema della produttività nel nostro Paese si possa risolvere solo tramite l’implementazione dello smart working. Ma di certo è uno strumento in più. Uno strumento sempre più apprezzato dalle aziende, che può essere utilizzato da aziende di ogni dimensione e che come evidenziato dallo studio può comportare molteplici vantaggi: aumento produttività, aumentare l’engagement e la motivazione dei migliori dipendenti, aumentare la conciliazione vita-lavoro e il benessere aziendale.

Lo studio si traduce dunque in un invito netto a sperimentare questa nuova modalità di organizzazione del lavoro.

 

 

 

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