Lo smart working è sempre più una realtà concreata in Italia

In Italia lo Smart Working (o Lavoro agile) è una realtà che sta avanzando sempre più, soprattutto nelle grandi aziende. Lo confermano i risultati della ricerca sviluppata dall’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano, che ha coinvolto 229 manager e 1.004 lavoratori, presentata lo scorso 12 ottobre a Milano.

 

Il totale degli smart worker in Italia, secondo l’Osservatorio, sono 250 mila lavoratori/ici (il 7% del totale degli impiegati, quadri e dirigenti) e in tre anni il numero dei dipendenti che effettuano la loro prestazione lavorativa in modalità “agile” è cresciuto del 40%.

Lato imprese: il 30% delle grandi aziende implementa progetti strutturati di Smart Working, con una crescita rispetto allo scorso anno del 17%.

Gli smart worker coinvolti nella ricerca si sono dichiarati soddisfatti della nuova modalità di organizzazione del lavoro perché ha consentito una maggiore possibilità di conciliazione della vita professionale con la vita privata:

 

  • quattro smart worker su dieci hanno dichiarato di essere entusiasti del proprio lavoro
  • il 35% degli smart worker si è detto molto soddisfatto rispetto all’organizzazione del proprio tempo

 

 

La ricerca ha inoltre evidenziato come lo smart working venga scelto soprattutto dagli uomini (nel 69% dei casi), anche se il differenziale di genere in questo caso sta diminuendo. A livello territoriale la ricerca ha evidenziato che uno smart worker su due lavora al Nord, uno su dieci al Sud e nelle Isole.

 

Sicuramente positivi anche gli effetti percepiti dagli smart worker rispetto alle proprie performance e alla capacità di innovare il proprio team: oltre un terzo del campione ha sentito di contribuire in maniera attiva e positiva alla creazione di un buon clima aziendale e più del 40% degli smart worker si sono dichiarati entusiasti del proprio lavoro.

 

 

Un’ulteriore conferma rispetto alle nostre ricerche e sperimentazioni

 

Dunque i dati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio confermano quanto lo smart working sia sempre più una realtà in costante consolidamento in Italia e sono assolutamente in linea con i dati emersi dalle nostre sperimentazioni e in particolar modo in quella sviluppata con Smart Companies che ha visto il coinvolgimento di 1.000 smart worker (il 69% uomini e il 31% donne), con 6.540 di lavoro agile effettuate.

In quel caso il 75% degli smart worker hanno dichiarato di aver avuto un miglioramento della conciliazione della propria vita privata con la vita professionale: gli smart worker hanno guadagnato in media 113 ore per la vita privata, con un risparmio di € 130 in sei mesi tra spese di trasferta e di varia natura.

Rispetto alle perfomance degli smart worker i manager della Smart Companies si sono dichiarati soddisfatti:

  • nel 94% dei casi la produttività degli smart worker è rimasta costante o è aumentata
  • il 96% dei lavoratori ha raggiunto in pieno gli obiettivi prefissati

 

 

I possibili scenari futuri

 

Alla luce dei dati emersi, e con il DDL Lavoro agile che sta per terminare il suo iter parlamentare, il futuro per lo smart working sembrerebbe essere più che positivo. Le criticità, evidenziate anche dalla ricerca dell’Osservatorio, si riscontrano soprattutto per le PMI e per la Pubblica Amministrazione (PA). Infatti, solo il 5% delle PMI del campione ha attivato un processo di implementazione dello smart working. Gli ostacoli, sicuramente non insormontabili, in questo caso sono di tipo culturale e organizzativo. La cornice normativa che il lavoro agile arriverà presto ad avere potrà dunque confermare e rafforzare il trend in crescita nella grandi aziende e stimolare l’adozione di questa nuova modalità di organizzazione del lavoro nelle PMI e nella PA.

 

Scrivi commento

Commenti: 0