· 

Il lavoro agile conviene?

Manager e consulenti d’impresa a confronto

di Alessandro Macciò, Corriere del Veneto, mercoledì 14 Marzo2018

 

Conveniente, perché i dipendenti guadagnano di più e le aziende spendono di meno. Contagioso, perché i colleghi dei pionieri vogliono provarlo e i manager sono ben felici di esaudire il loro desiderio. Lo smart working piace e funziona: è questo il responso sul concetto di lavoro «agile» emerso ieri pomeriggio a Padova nell’ambito dell’evento «Lavorare tutti, lavorare smart», organizzato al Museo di storia della medicina (Musme) da Corriere Imprese in collaborazione con Ascom-Confcommercio Padova. Un tema caldo, quello affrontato nell’ultimo numero dal supplemento mensile del Corriere del Veneto, come dimostra il sold out registrato ieri al centro congressi del Musme per un dibattito che ha messo a confronto esperti, manager e imprenditori da tutto il Nordest.

 

«Il nostro compito è interpretare il cambiamento, a partire dalle buone pratiche che nascono all’interno delle aziende per poi diventare patrimonio collettivo - premette Alessandro Russello, direttore del Corriere del Veneto -. Vogliamo raccontare una società che cerca di guardare avanti e di armonizzare il rapporto lavoro-famiglia». Si parte dal video di Michela Faggian, addetta alle risorse umane di Vodafone, che mostra come si traduce lo smart working nella vita quotidiana. Michela lavora da remoto un giorno alla settimana per eliminare il tragitto casa-ufficio, soprattutto quando deve preparare una presentazione o rientrare da una trasferta. Col tempo risparmiato, Michela può dedicarsi alle commissioni, pranzare con le amiche e andare a correre: «Il mio ufficio - spiega - è un computer con videochiamate e servizi cloud per condividere e modificare i documenti insieme ai miei colleghi». Il caso di Michela è l’esempio di un lavoro libero che «rompe il paradigma della postazione fissa, vista spesso come un totem inamovibile», dice Alessandro Zuin, coordinatore editoriale di Corriere Imprese.

 

E non è certo un caso isolato: «L’89% dei colleghi compatibili con lo smart working lo utilizza - dice Anna Nozza, head of HR technology di Vodafone -. I dipendenti che l’hanno provato si sentono più produttivi. E la percezione tra i manager è ancora più elevata».

 

La legge che sdogana lo smart working è del 2017: «Il testo codifica una serie di esperienze che c’erano già prima - commenta l’avvocato Gianluca Spolverato, managing partner dello studio Spolverato e soci di Padova -. Lo smart working non può essere imposto in maniera unilaterale, può essere contestuale all’assunzione o subentrare dopo, si può rivedere e non deve riguardare solo una categoria di lavoratori o un singolo dipendente. Inoltre vengono introdotte delle coperture sull’infortunio per chi lavora in un luogo diverso dall’ufficio, che non sempre è casa propria». Dal punto di vista fiscale, i vantaggi sono reciproci: «Lo smart working - spiega Spolverato - è conveniente sia per i dipendenti, perché le ore prestate sono detassate e quindi la retribuzione netta aumenta, sia per le aziende che accedono agli sgravi previsti dagli accordi sindacali». Insomma, non è un caso se Intesa Sanpaolo ha annunciato che entro il 2021 lo smart working verrà esteso a 24 mila dipendenti.

 

Come per tutti i processi, c’è bisogno di un accompagnamento: «Lo smart working impone di lavorare per obiettivi - dice Arianna Visentini di Variazioni, società di consulenza sulle nuove forme di lavoro -. La misurazione dei risultati desta grande paura sia tra i manager che tra i dipendenti, che percepiscono l’ufficio come un’area di comfort dove qualcosa succede sempre. Le aziende devono capire che lo smart working fa risparmiare su spese come affitti, bollette, straordinari, trasferte e buoni pasto».

 

 

Chi l’ha già capito è Lima Corporate, azienda metalmeccanica di San Daniele del Friuli specializzata in protesi ortopediche, dove per 70 dipendenti lo smart working è già realtà: «I sindacati hanno eretto un muro, ma siamo riusciti a far capire i vantaggi della novità - racconta Delfina Danelutti, responsabile delle risorse umane -. Lo smart working non è fatto apposta per le donne, ci sono anche tanti papà che ora possono portare i figli all'asilo e dicono di lavorare meglio. Oggi si può essere smart worker tutta la vita, la parola chiave è fiducia». La multiutility AcegasApsAmga vuole tagliare il traguardo dei mille dipendenti smart: «Chi vede i primi è un po’ invidioso, perché capisce che si è meno controllati e che si lavora con più consapevolezza», dice Marcello Rita, responsabile del personale.

Scrivi commento

Commenti: 0