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Prosegue e si estende il progetto Smart Working in Ubi Banca, con il supporto di Variazioni

Nel suo progetto di Smart Working, Ubi Banca, che fa parte della rete Smart Companies è affiancata da Variazioni sin dai suoi primi passi, come vi abbiamo raccontato qui.

Dopo una fase iniziale di grande successo, l’azienda ha coinvolto nel progetto un numero sempre maggiore di collaboratori fino all’inserimento del lavoro agile nel nuovo Piano Industriale, come obiettivo strategico a lungo termine.

In questo articolo del Corriere della Sera, Leonardo Orlando, Responsabile Politiche e Sistemi Retributivi di Ubi Banca, racconta gli aspetti vincenti di questa esperienza.

Il telelavoro aziendale di 300 dipendenti Ubi, Matteo Castellucci, Corriere della Sera Bergamo, 6 gennaio 2018

Fino a 5 giorni al mese si può lavorare a domicilio o in uno spazio di coworking: in due anni 450 mila chilometri in meno.

Nell’era della rivoluzione digitale, il perimetro di un ufficio si può estendere, persino fino alla scrivania di casa. È la filosofia dello «smart working», il lavoro agile che ha mandato in pensione la formula del telelavoro, aggiornandola. Ubi Banca ha iniziato nel 2015, con 75 dipendenti; quest’anno ne ha coinvolti 300. Risparmiando ore di sonno o macchina, oltre allo stress è sceso anche l’impatto ambientale.

La formula è semplice: su richiesta del dipendente, fino a 5 giorni al mese si può lavorare a domicilio o in uno spazio di coworking aziendale (in Lombardia ce ne sono 7, quello di Bergamo si trova in via Fratelli Calvi). Sul calendario c’è flessibilità, le date si possono concentrare anche nella stessa settimana. L’unico vincolo è il rispetto dell’orario d’ufficio. «Ci sembra un numero equilibrato di giorni perché le persone possano sperimentare senza sentirsi isolate — spiega Leonardo Orlando, responsabile Politiche di sviluppo e sistemi retributivi di Ubi —. Se lavorassero soltanto da casa o sempre in sedi diverse, rischierebbero distanza e isolamento, mentre fare squadra è importante». Quando, a fine anno, è il momento di fare il punto, dai questionari escono risultati incoraggianti per il progetto. Sono soddisfatti i capi, perché i collaboratori sono più efficienti, e pure i dipendenti, più motivati.

«Responsabilizzandoli — dice Orlando —, c’è un effetto volano: le persone sono ancora più coinvolte e orientate al raggiungimento degli obiettivi, anche se non sono fisicamente in ufficio». Il meccanismo si fonda sulla tecnologia, con connessioni internet veloci e sicure, mentre la reperibilità è garantita via Skype e telefono. «Dev’esserci un rapporto di fiducia fra aziende e collaboratore», sintetizza Orlando. Gli smart worker residenti a Bergamo e provincia sono 70, dall’inizio del 2016 hanno speso oltre 6 mila giornate di lavoro agile. Ma le cifre salgono includendo chi si sposta in città da fuori, circa 110 persone. Complessivamente, la Bergamasca ha catalizzato metà dei flussi del progetto di Ubi. La crescita complessiva del gruppo è stata verticale: 75 impiegati coinvolti nel 2015, sempre con la regia di Variazioni srl, 150 nel 2016 (55 da casa), fino ai 300 di quest’anno (130). La figura più facile da convertire appartiene alla direzione centrale, mentre la presenza fisica nelle filiali preclude, per ora, l’adesione a chi è in servizio agli sportelli. «In due anni, abbiamo evitato 450 mila chilometri di viaggi — fa il punto Orlando —, un po’ di più della distanza Terra-Luna, per un risparmio di 50 tonnellate di emissioni di CO2, l’equivalente d’aver piantato 8 mila alberi». Non solo benzina (20 euro e 102 chilometri al volante). Il guadagno più prezioso, secondo i lavoratori, è in termini di tempo, in media 2 ore extra al giorno: di sonno, con la famiglia o a fianco dei genitori anziani, per lo sport o la vita privata. E assieme all’umore, lo dicono le indagini interne, è cresciuta anche la produttività.

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