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Smart Working: si può fare. Le aziende mantovane si raccontano

Lo scorso 5 dicembre a Mantova si è tenuto il convegno “Smart Working: si può fare. Le aziende mantovane si raccontano” che è stato occasione per fare il punto sulla diffusione dello smart working e sulla sua applicabilità non solo nelle grandi, ma anche nelle piccole e medie imprese.

 

Chi ha coinvolto

Il progetto, voluto e supportato dal Comitato per l’Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Mantova e coordinato da Variazioni Srl, è partito nel gennaio 2017, quando dieci aziende mantovane sono state supportate nell’implementazione di un percorso di sperimentazione del lavoro agile.

Ciascuna di loro ha coinvolto tra i 3 e i 50 lavoratori agili che per sei mesi hanno potuto scegliere di lavorare da un luogo diverso da quello aziendale, per un massimo di 6 giorni al mese, variabili da impresa a impresa. Le aziende hanno condiviso momenti di diagnosi iniziale, training formativi, la stesura dei regolamenti, di monitoraggio e la misurazione finale degli impatti. Hanno anche condiviso un percorso formativo di Rete, per crescere ed arricchirsi delle esperienze reciproche.

 

Gli esiti

I risultati sono stati confortanti: le persone, pur utilizzando meno giorni di quelli messi a disposizione dall’azienda (confermando che lo smart working è una opportunità e non un obbligo), si sono dichiarate soddisfatte, hanno lavorato in autonomia, e a detta dei manager hanno raggiunto gli obiettivi pattuiti.

 

L’impatto sul tempo

Seppure in una città di dimensioni contenute come Mantova, i tempi di trasferta non sono irrisori e sfiorano i 70 minuti al giorno, corrispondenti al tempo di percorrenza di poco meno di 50 km in media, al giorno.

 

L’impatto sull’ambiente

Per compensare la CO2 che i lavoratori agili avrebbero scaricato nell’aria, si sarebbero dovuti piantare 700 alberi in città.

 

L’impatto economico

Rispetto all’impatto sul portafoglio dei lavoratori agili, ogni smart worker risparmia mediamente 13 euro al giorno che si sono tradotti in un risparmio complessivo del nostro campione di 31mila euro, circa, nei 6 mesi. Anche l’azienda risparmia in costi di assenteismo dal momento che gli smart worker riducono la richiesta di giorni di malattia e di permessi.

 

L’esperienza delle aziende

Sono state le imprese stesse (e i loro lavoratori/trici agili) a raccontare l’origine e l’evoluzione dei rispettivi progetti aziendali, partendo ciascuno della propria cultura organizzativa, dal livello di informatizzazione dei contesti lavorativi, dagli entusiasmi e perplessità di tutti gli stakeholder coinvolti. Le imprese hanno sperimentato direttamente l’importanza della condivisione dei valori originari ai vertici dell’organizzazione: per promuovere lo Smart Working serve convinzione e disponibilità a fare da modello per tutti. Sono state rimosse barriere culturali e scetticismi di sorta da parte di chi – non conoscendo bene la differenza tra Telelavoro e Smart Working – era preoccupato per il possibile isolamento a cui sarebbe andato incontro, con potenziali ripercussioni sulla propria visibilità: le sperimentazioni hanno dimostrato che g. Altro importante snodo si è confermato essere la tecnologia, imprescindibile abilitatore dell’efficienza, innovazione nel modo di lavorare e quindi produttività. Gli smart worker hanno raccontato di avere rivoluzionato la propria organizzazione del lavoro grazie all’autonomia e alla fiducia sperimentata attraverso il Lavoro Agile.

Infine, in tutte le imprese, l’elemento trasversale sono stati i “manager”, ossia i Responsabili di risorse (e magari anch’essi a loro volta smart worker), che hanno dovuto vivere ma anche accompagnare il processo di cambiamento, tra ottimismo e perplessità individuali e aziendali: hanno testimoniato infatti le loro difficoltà a trasformare il proprio modo di monitorare il lavoro e le persone, volendo e dovendo passare da una logica di controllo ad una filosofia di responsabilizzazione e di coaching delle risorse.

Lo Smart Working si è confermato un potente strumento per la crescita culturale, organizzativa e tecnologica delle imprese.

 

I CONTRIBUTI TECNICI: L’IMPORTANZA DI NORME LEGGERE

Il work-shop è stato arricchito dal contributo di Sonia Zoppi, Dirigente di INAIL Lombardia che ha illustrato le novità applicative che hanno fatto seguito alla pubblicazione della legge 81/2017 e in particolare gli elementi salienti della circolare n. 48/2017. Accanto alla conferma che non è prevista alcuna variazione in merito alla classificazione tariffaria del rischio del lavoratore agile che mantiene la stessa di quando lavora in azienda, la Dirigente INAIL ha anche chiarito come, nell’accordo individuale, l’indicazione del luogo in cui si lavorerà in modalità smart sia gradito ma non obbligatorio.

 

Andrea Donegà segretario generale Fim Cisl ha invece posto l’accento sulla necessità di supportare il cambiamento in atto nel mondo produttivo e industriale. L’innovazione va facilitata e regolata facendo in modo che la flessibilità non ne venga compromessa. Dobbiamo prepararci a un futuro in versione 4.0 nel quale “la macchina” coadiuverà il lavoro delle persone che sarà sempre più svincolato e libero. Per questo non è escluso che presto parleremo di Smart Working anche in contesti produttivi. Il lavoro agile è la strada inevitabile verso il nuovo profilo di un/una lavoratore/trice semi-autonomo.

 

Variazioni infine ha messo in luce e ribadito quanto sia importante che tutti giochino un fondamentale ruolo culturale nel portare soluzioni e tracciare senza timori e titubanze il futuro percorso positivo dello Smart Working. Come verrà usato, regolato, posizionato in azienda, dipenderà da tutti noi: lavoratori/trici, sindacati, imprenditori, manager. Compito di tutti è fare in modo che le regole accompagnino e supportino il cambiamento, “regolando la flessibilità”, mettendo in sicurezza persone e informazioni, vigilando affinché non venga ostacolato il percorso di affermazione e diffusione di quella che molti definiscono una rivoluzione nel modo di lavorare.

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